Mostra Permanente di
Leonardo da Vinci
e le
macchine funzionanti
al mulino di
Ludovico il Moro
Centro di ricerca delle tracce di Leonardo
in Lombardia

Età dei Comuni
Età delle Signorie
Dominazione spagnola
Dominazione austriaca
Percorso all’interno del Castello

Periodo romano-longobardo

La storia di Vigevano è strettamente legata a quella del suo castello, come ci dimostrano carte territoriali del borgo di Vicogebuin. Dallo studio di questi documenti è stata comfermata la simbiosi città-castello o meglio castello-città, perché è la presenza del " castrum " che determina la nascita del borgo, ne obbliga la struttura urbanistica e la successiva trasformazione fino a che il " castrum " diverrà castello (in pratica strumento di difesa) e poi sede della corte ducale. Quando viene meno l'importanza del castello, centro che anima la vita vigevanese da sempre, anche la città decade, passando da una dominazione all'altra nei secoli XVII e XVIII.
La zona dove è sorto il castrum è un punto rialzato, detto terrazzamento, formato dai detriti lasciati dall'antico corso del fiume Ticino. Il territorio fu senza dubbio abitato fin dai tempi antichi dalla tribù dei Levi, una stirpe discendente dai Liguri e che si crede sia stata la prima stabile storicamente conosciuta in Lomellina. Questa tribù subì l'influenza degli Etruschi, popolo che si stanziò in Italia dal Mille a.C. al IV sec. a.C. e ne assorbì la cultura.
Dal VI sec. a.C. in Lomellina e quindi anche a Vigevano si stanziarono i Galli o Celti, popolazioni d’origine indoeuropea, privi di un'organizzazione sociale e di una civiltà nazionale. I pochi dati sui Galli ci sono pervenuti dai racconti dei Romani vincitori che si sovrapposero nel III sec. a.C. ai Galli imponendo la loro lingua e le loro leggi. Il processo di romanizzazione ha significato per tutta l'Italia settentrionale ed anche per i piccoli centri abitati come Vighlevan un grande innalzamento della vita civile, perché i Romani trasformarono in meglio regole ed usi della vita associata. Durante questo processo, è d'uopo sottolineare che la conquista romana è avvenuta soprattutto con battaglie e a questo proposito va ricordata la battaglia avvenuta nel 218 a.C. tra Annibale e i Romani presso il Ticino.
La presenza di un castrum romano ritenuto il " principium dicte terre " di Vighlevan è attestato in un documento antecedente il Mille. Si trattava di una cinta muraria che racchiudeva un piccolo villaggio di capanne. All'interno di questa cerchia fortificata esisteva l'originaria chiesa di Sant'Ambrogio. Successivamente con l'arrivo e lo stanziamento dei Longobardi in Lomellina intorno al 568 d.C., il nome di Vighlevan si è trasformato in Vicus Gebuin che significa secondo l'antica lingua germanica " luogo produttore di vino ".

Età dei Comuni

Soltanto tra il X e XI sec. come attestano documenti dell'epoca si andava configurando il borgo all'esterno, ma come dipendenza del castrum: intorno a questo fu aperta un'ampia strada che si allarga in " platea " a nord-est della cinta. All'interno del castrum a partire dal XII sec., accanto alla pieve di Sant'Ambrogio fu edificato un "receptum", in altre parole una fortificazione più sicura della primitiva cerchia, ed il primo palazzo comunale.
Nel XII sec. il comune di Viglebanum era già di tale importanza da essere aspramente conteso tra Milano e Pavia le quali erano schierate da parti opposte, l'una era contro l'Imperatore Barbarossa e l'altra invece era favorevole.
Grazie all'Imperatore il borgo divenne comune pavese, ma per volontà dei Pavesi Viglebanum dovette maggiormente fortificarsi, costruendo una torre nel " receptum ", pulire il fossato dalle erbacce e rafforzarlo con un muro di controscarpa. Correva l'anno 1198 e documenti dell'epoca attestano gli interventi fatti. Il susseguirsi però di lotte e di vicende politiche tra Pavia e Milano hanno sconvolto l'assetto del castrum, distruggendo pure la chiesa di Sant'Ambrogio, finché nel 1277 Vigevano si legò definitivamente a Milano, cioè alla Signoria dei Torriani che per quasi quarant'anni lo governarono tramite un podestà. Nel corso del XIII furono ripresi i lavori di costruzione e di fortificazione, ingrandendo il borgo extra-castellano ed anche le mura di cinta. Nel passaggio da libero Comune al Comune signorile e poi alla " Signoria " cominciò a delinearsi il concetto di "progetto urbanistico " che vede il suo massimo sviluppo con l'instaurarsi della dinastia viscontea.

Età delle Signorie

Luchino Visconti, podestà a Vigevano dal 1337 fino al 1363, è da considerare il vero grande costruttore del castello e del borgo. Tra il 1339 e il 1341 ebbe inizio il " progetto " globale: la Rocca Vecchia fuori del castro, la strada sopraelevata tra la Rocca Vecchia e il castro, la trasformazione del castro in castello residenziale, in palazzo ducale. Questo grandioso complesso, che lo stesso Luchino chiamava " Belreguardo ", ha comportato numerosi espropri all'interno del castello e divenne così una struttura autonoma e distaccata dal resto del borgo.
I lavori proseguirono poi con Galeazzo Maria Sforza e, soprattutto nel 1492 con Ludovico il Moro, che si servì dell'opera di Donato Bramante e Leonardo da Vinci per trasformare il turrito maschio visconteo in una leggiadra residenza ducale. Conclusa la parentesi sforzesca nel 1535 con la morte del duca Francesco II,

Dominazione spagnola

Vigevano passò sotto la diretta dominazione degli Spagnoli ed il castello perse il ruolo di residenza principesca.

Dominazione austriaca

Durante la dominazione austriaca, nel 1714, fu ridotto a caserma e subì gravi manomissioni.
Interrato il fossato che circondava il maschio e abbattuto il rivellino, tra il 1857 e il 1867 il castello subì altre modificazioni con l'aggiunta di elementi neogotici.

Percorso all’interno del Castello

Si accede al castello attraverso l'atrio della Torre, la quale fu sopraelevata su quella preesistente e, ultimata dal Bramante, ha una sagoma "filaretiana" a corpi scalari e si eleva per oltre 55m sul livello del cortile e per circa 64m su quello della piazza e conta 104 gradini.
All'ingresso sulla destra si aprono le scuderie che contenevano all'incirca mille cavalli.


La prima fu costruita per volere di Ludovico il Moro. L'ambiente è tripartito da colonne di serizzo con basi e capitelli finemente lavorati e ricoperto con volte a crociera. La sua realizzazione richiama il progetto leonardesco della "polita stalla ". La seconda è più piccola e fu voluta da Galeazzo Maria, anch'essa presenta tre navate divise da colonne di serizzo.
Tra questi due edifici si apre un portone in stile neogotico praticato dopo il 1857 per avere accesso carrabile al castello.


La terza scuderia è il risultato di una ristrutturazione sforzesca di un precedente edificio. A questo si affianca la Falconiera, costruita nel 1300, ma ristrutturata da Bramante nel 1492. Ha un bellissimo loggiato aereo ed evidenti sono ancora le decorazioni sotto le arcate. Questa struttura era utilizzata per l'addestramento dei falconi.


Collegato alla Falconiera si trova il Maschio, il fabbricato più imponente del castello, che ha una forma quadrilatera con quattro torri angolari a merlatura ghibellina che fu tamponata e ricoperta con il tetto nel 1700. La facciata frontale è stata modificata nel 1857, in seguito ad alcuni crolli, furono aggiunte lesene in cotto e spostate le finestre.
Nel XVIII sec. il castello fu lasciato alla decadenza, ma solo con l'intervento della sovrintendenza ai Beni Culturali i lavori di restauro hanno assicurato stabilità all'intero immobile e hanno portato alla luce bellissimi affreschi. Nel frattempo si sono posti alcuni punti fermi nel riuso dell'immobile: il Museo archeologico della Lomellina, il Museo della calzatura, la Civica Biblioteca e la Civica Pinacoteca in modo tale da riportare nel castello quella vivacità che lo aveva caratterizzato nell'epoca passata.


Oltre l’accesso alla Strada coperta, si notano a destra gli edifici sforzeschi che si ricongiungono alla torre e che, sopralzati alla fine del 1800, sono conosciuti col nome di "ex Circolo Ufficiali".
Ora imbocchiamo la Strada coperta, lunga 167m e larga 7m e che grazie alla sua altezza di 15 m dal piano stradale, veniva utilizzata dai Duchi per entrare ed uscire dal borgo senza essere visti; la "Strada coperta" scavalca le case sottostanti, perché è composta da un passaggio a livello del piano stradale e da quello superiore che stiamo percorrendo. Essa era coronata da una merlatura ghibellina, ma che è stata tolta dall'aggiunta del tetto in epoca successiva.
La percorriamo, notando da una particolare angolazione la facciata barocca del Duomo che si sovrappone all’antica e
la Loggia delle Dame, attribuita al Bramante, murata e sopralzata alla fine del 1700 per ragioni militari; il sottostante cortile è stato sterrato nel 1800.


All’uscita della Strada coperta si erge la Cavallerizza, un enorme capannone a capriate costruito nel 1836 per volere di Napoleone, per ospitare la cavalleria dell'Esercito Sardo e oggi adibito a conferenze e varie manifestazioni e che sorge sul sedime della Rocca vecchia, andata distrutta durante l'assedio sforzesco del 1449.


Da qui scendiamo nella Strada sotterranea,appena ristrutturata, le cui arcate fanno da sostegno alla Strada superiore, arrivando all’antico Portone che da Via XX Settembre ci conduce nuovamente alla Piazza. Proseguiamo fino all’altezza della Torre, per vedere anche da questo lato l’ingresso al castello dove sono visibili resti di decorazioni rinascimentali.
Molto suggestivo è l’ingresso della Torre ed ancor più emozionante è la bellissima veduta che si ha dall’alto.
Una volta scesi nuovamente nella Piazza è consentita una pausa di 15minuti e alle ore10,45 il ritrovo è previsto sul Sagrato del Duomo.
Dopo la spiegazione della Piazza e della facciata della Chiesa, la visita continua al Museo del Tesoro del Duomo.


 

Trasformazioni
Età Storiche
Rif.al Sec
Date
Castrum
Romano longobardo
III sec. a.C.-VI sec.d.C
218 a.C.
Receptum
Comunale
XII-XIII sec.
1277 d.C
Castello-residenza
Signorie
XIV-XV sec.
1339-1492
Castello difensivo
Dominazione spagnola
Età della XVII sec.
1605-1670
Castello-caserma
Dominazione austriaca
XVIIIsec.

1714



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