Dalla
Centrale il nostro giro prosegue al Mulino di Mora Bassa che conserva
diversi sistemi di Bocche per la canalizzazione dellacqua,
quali la Bocca Magistrale milanese, attribuita a Leonardo, la Bocca
americana, la Bocca Cavour e la Bocca a Stramazzo.
LEcomuseo
L'eco-museo
di Mora Bassa parte da una proposta dell'Associazione irrigua Est
Sesia. Il suo obiettivo è riscoprire il territorio lomellino
e il complesso sistema di regimazione, misurazione e distribuzione
delle acque che ha modellato nel tempo il paesaggio e l'agro-ecosistema
locale.
L'eco-museo è stato inaugurato nell'estate 2001 e poggia
attorno all'antico mulino situato presso la Roggia Mora e databile
almeno al '400.
L'eco-museo funziona anche come centro di documentazione del sistema
irriguo delle terre del riso e dispone anche di spazi per convegni.
Lungo la sponda della roggia esiste un percorso-laboratorio didattico
per lo studio dei metodi di misura tradizionali delle acque.
Della preesistenza delle ruote e dell'impianto delle macine non
rimane più nessuna traccia, ma si sa che le ruote erano due,
posizionate in successione subito dopo le chiuse.
I mulini
della zona sono molto antichi e alcuni di essi sono stati citati
nei manoscritti di Leonardo da Vinci. Nella storia di Vigevano si
legge che proprio Leonardo, ospite di Ludovico il Moro nel castello
Sforzesco alla fine del XV secolo, percorse le strade della nostra
campagna, osservando e studiando i corsi d'acqua esistenti. E proprio
in quegli anni inventò un nuovo tipo di ruota, con pale concave
in ferro, che, girando in posizione verticale e sfruttando l'energia
prodotta dall'acqua di una cascata, consentiva il funzionamento
di tutte le parti del mulino mediante un complicato sistema di pulegge
e cinghie.
Tra i primi mulini funzionanti in questo modo ci furono quelli che
il duca Galeazzo Visconti fece costruire a Vigevano, in località
Mora bassa.
Il Mulino Medioevale del XV secolo che rientra nel nostro itinerario
è stato ristrutturato interamente, conservando però
le parti e gli elementi originali. Le stanze hanno il pavimento
in mattonelle rettangolari in cotto, le quali sono state tolte tutte
per il processo di pulitura e di sabbiatura e, numerate una ad una,
sono state riposizionate nella posizione originale. Il soffitto
di tutte le stanze è a travatura lignea, anchesse ripulita
e passata con una particolare vernice ignifuga che ha però
alterato il colore originale. Attraverso le sale interne del Mulino
adibite a Museo è possibile vedere una mostra fotografica
sul funzionamento delle acque e sul paesaggio agrario. Una stanza
al piano superiore merita un particolare sguardo, perché
conserva un certo fascino e un alone di mistero. Si tratta della
stanza in cui secondo alcuni racconti tramandati Ludovico il Moro
incontrava in segreto la famosa Cecilia Gallerani, la dama con lermellino
di Leonardo da Vinci.
Allesterno si possono ammirare le due ruote ancora funzionanti
e il giardino, due antiche macine, ritrovate durante i lavori di
restauro e le Bocche di cui si è accennato allinizio.
La
Sforzesca
Notizie
sulleconomia nel XV secolo
Nel
1400 Vigevano ha una crescita economica. Dall'agricoltura si passa
all'industria laniera che dà molti profitti. Vigevano da
borgo agricolo diventa "quasi città".
Grazie ai duchi di Milano nel 1491, Vigevano viene trasformata in
una "città dinastica" ed anche essi cercano di
ottenere da Roma il vescovato vigevanese. Le iniziative degli Sforza
produssero effetti positivi per l'economia e la società locale:
decollo dell'economia vigevanese e lo scavo di canali e rogge che
avvicinano il borgo a Pavia e Milano, rendendo possibili opere di
trasformazione idraulica.
Fu Filippo Maria Visconti a dare inizio agli scavi del canale che
fu ultimato da Francesco Sforza nel 1458. Corso che collegava Vigevano
con Abbiategrasso al Naviglio Grande e facilitava i collegamenti
con Milano; fatto questo decisivo per il trasferimento della corte
Sforzesca intorno al 1480-1490.
Già Francesco Sforza aveva un progetto antico, ideato da
Filippo Maria Visconti: vale a dire nelle campagne vigevanesi un'azienda
agricola ben irrigata.
Numerosi interventi furono intrapresi dal figlio Galeazzo Maria
Sforza circa la campagna e i lavori di architettura per la residenza
ducale.
Ma Galeazzo fu assassinato nel 1476 da parte di congiurati di corte
e della nobiltà milanese.
Dopo una crisi politica il governo passò nelle mani della
duchessa Bona di Savoia e del giovane Gian Galeazzo, che troppo
giovane per governare, lasciava spazio allo zio Ludovico Sforza
detto il Moro. Infatti fu proprio lui il protagonista sia del progetto
di trasformazione di Vigevano in "città Sfortiana",
sia di alcuni importanti lavori di progettazione idraulica e di
sistemazione agraria delle campagne tra Vigevano, Gambolò
e il corso del Ticino. Infatti la necessità di inventare
forme di colture intensive, meno dannose per l'assetto idrogeologico
e più evolute come organizzazione economica, spinge Ludovico
il Moro a mettere a punto un sistema agricolo che si fonda su nuovi
presupposti.
Egli crea un sistema di sette cascine campione in cui l'innovazione
è costituita dalla collocazione e dalla architettura della
cascina e dallo sviluppo delle tecniche di irrigazione nonché
le colture praticate come la gelsicoltura e la risicoltura. Un grande
progetto che ha coinvolto non solo i sudditi, ma anche scienziati
, ingegneri, architetti, agronomi, impegnati nella realizzazione
del modello che la Pianura Padana adotterà dal 1499 in poi.
La bonifica delle paludi e degli acquitrini in questa zona da parte
degli ordini monastici nel medioevo, ha reso poi nel Rinascimento
questa zona adatta alla coltivazione del riso che ha trovato nel
terreno acido e poco ferroso la sua collocazione migliore.
In
mezzo a queste risaie d'acqua, troviamo la Sforzesca, una delle
sette Cascine Campione volute da Ludovico il Moro.
La Sforzesca alla quale appartiene il Mulino della Scala, prima
che il Comune di Vigevano la donasse a Francesco I Sforza, era proprietà
comunale. Era un antichissimo villaggio il cui fortilizio centrale
era circondato da capanne. I ritrovamenti archeologici in quantità
considerevole apparsi alla luce in quella zona indicano chiaramente
la sua antichissima origine. Il Mulino della Scala che si trova
sul pendio della costa, unitamente ad altri nella valle, e il naviglio
erano di proprietà comunale. Non furono dunque gli Sforza
a fondare la Sforzesca, ma questa prese da essi il nome. Ludovico
il Moro vi eresse l'attuale Colombarone su resti dell'antico fortilizio
per le sue gite di caccia, l'abbellì e vi portò miglioramenti
all'agricoltura. Di queste sue opere ha lasciato memoria Ermolao
Barbaro in due lapidi, attualmente ancora visibili alla Sforzesca.
Una di esse in modo assai chiaro e che non ammette dubbio né
discussione, dice che quel villaggio ha cambiato nome dal primo
in Sforzesca ed ha mutato faccia per le migliorie agricole e gli
abbellimenti fatti dal Moro.
La cascina è una struttura architettonica a corte chiusa
che deve riparare l'uomo e il bestiame. All'interno del quadrilatero
c'erano le abitazioni dei contadini, locali per le messi, aie, stalle,
gabbie. Alla grande corte interna si accede dai due portoni nei
lati est e ovest. Quattro torrioni ai quattro angoli fanno da vedetta
e da riparo.
La Sforzesca venne edificata su di una precedente costruzione nel
1486 da Guglielmo da Camino, e mantenne il suo ruolo agricolo fino
al 1997, anno in cui sono iniziati i restauri. Le facciate un tempo
affrescate, sono ora prive di pittura e tutt'intorno gira una decorazione
a denti di sega in mattoni che si trova anche ad esempio nel Mulino
di Mora Alta.
Realizzazione di canali per lirrigazione dei campi
Nel
1494 la proprietà fu ampliata e a trasformare il territorio
del Vigevanasco è dunque l'invenzione della rete irrigua,
le cui acque vengono prese anche molti chilometri a nord, pur di
assicurare la continuità della portata sia in inverno che
in estate.
Per realizzare la rete irrigua Ludovico il Moro incarica di sovrintendere
alla realizzazione delle canalizzazioni Leonardo da Vinci, che dal
1483 si trovava presso la corte ducale di Milano.
I
manufatti di Leonardo
Leonardo
svolge il suo compito realizzando innumerevoli sopraluoghi presso
i corsi d'acqua esistenti. Il manoscritto Hammer, relativo al 1494,
contiene tutte le annotazioni ed i progetti che Leonardo ha fatto
circa lo studio dell'energia dell'acqua. Egli progetta manufatti
idraulici che, assecondando il moto dell'acqua, riescono a contenerne
gli aspetti distruttivi, che altrimenti potrebbero manifestarsi.
Leonardo da Vinci, Cod.H2, 28v: "Nessun incastro dee esser
più stretto che il suo universal canale, perché fa
retrosi e rompe l'argine". Con questo concetto Leonardo
vuole sottolineare che è necessario un margine per il movimento
dell'acqua che non deve essere compressa, ma deve potersi muovere
per passare e non arrecare danno.
E' possibile visitare i manufatti idraulici leonardeschi nel territorio
della Sforzesca, seguendo la provinciale per Pavia si lascia il
Colombarone a sinistra e, oltrepassato il borgo, si prende la prima
strada a destra in prossimità di un grosso platano. Dopo
pochi metri la strada attraversa un corso d'acqua, derivato dal
Naviglio Sforzesco.
In questa zona è possibile vedere il manufatto tre
incastri che regola lafflusso dellacqua della
roggia ai campi coltivati. (Lincastro è un manufatto
composto da vari elementi: due elementi rettangolari in granito
posti ai due lati del corso dacqua con scanalatura, una paratoia
che regola il flusso dacqua, la cremagliera in ferro e una
traversa in granito che scavalca il corso dacqua per il passaggio
del camparo, luomo che più volte al giorno regola la
portata dellacqua).
Andando oltre il manufatto tre incastri, si apre agli
occhi del visitatore il paesaggio tipico di questa zona: il prato
ancora oggi tutto coltivato a marcita, è solcato da un fontanile
che ha origine quasi nel centro. Le marcite esistono dal Medioevo
quando venne escogitata questa tecnica per ottenere erba da foraggio
nei mesi invernali. Sui campi veniva fatta scorrere ininterrottamente
acqua a temperatura abbastanza elevata in modo che lerba crescesse
ugualmente, grazie alla presenza delle risorgive dalle quali i fontanili
emettono lacqua a una temperatura costante intorno ai 10-12
gradi.
Il nome marcita deriva dal fatto che veniva lasciata marcire lultima
erba della stagione invernale.
La
Centrale Idroelettrica
....a
pochi metri di distanza due centrali idroelettriche con i segni
di 100 anni di progresso:
la prima del 1904 e laltra del 1994. Dall Archeologia
industriale agli ultimi sistemi avanzati completamente immersi nel
Parco del Ticino.
L'impianto di Vigevano è ubicato nel territorio del parco
del Ticino, utilizza parte delle acque del fiume Ticino derivate
da apposite prese ubicate in località S. Martino di Trecate,
a valle del ponte di Boffalora a quota 108.94 m/s.l.m.
Le stesse acque sono utilizzate dal Naviglio Sforzesco. La derivazione
è costituita da un primo tronco di canale a pelo libero,
di più recente costruzione, della lunghezza di circa 1.730
m dalla presa di S. Martino all'immissione in Naviglio da un secondo
tronco costituito dal vecchio Naviglio Sforzesco, opportunamente
ampliato, della lunghezza di 11.690 m e da un ultimo tronco, costruito
come il primo, all'entrata in servizio dell'impianto (1904), di
circa 1.650 m.
ANNO
DI ENTRATA IN SERVIZIO
Potenza
Installata
Vecchia
centrale
1904
8,218
MW
Nuova
centrale
1994
23,80
GWH
Note
storiche
L'uso
a scopo idroelettrico delle acque prelevate dal Naviglio Sforzesco,
nonché il vettoriamento nell'alveo del Naviglio Sforzesco
di quelle provenienti dalla presa di S. Martino, è sancito
in un accordo stipulato nel 1955 tra la Società Edison e
gli eredi Groppallo Rocca Saporiti.
Attualmente alla Società Edison è subentrata l'Enel
ed i diritti di concessione del Naviglio Sforzesco, risalenti al
1499, sono stati ceduti dagli eredi Groppallo Rocca Saporiti alla
Società Est Sesia.
Ledificio della vecchia centrale è rettangolare, presenta
un bellissimo soffitto a capriate, sulle pareti sono ancora visibili
resti di decorazioni in azzurro e molto suggestive sono le antiche
turbine nere, ancora funzionanti.
Allesterno invece ledificio è decorato in stile
neogotico.
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