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Mostra Permanente di Leonardo da Vinci e le macchine funzionanti
al mulino di
Ludovico il Moro
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11-09-2002


 

 

 

Il Mulino di Mora Bassa

L’Ecomuseo

Leonardo

La Sforzesca

Realizzazione di canali per l’irrigazione dei campi

I manufatti di Leonardo

la Centrale Idroelettrica

Note storiche

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NOVITA' : VILLANOVA
IL CASTELLO DOVE VENNE IMPORTATA
LA COLTIVAZIONE DEL RISO

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Il Mulino di Mora Bassa

Dalla Centrale il nostro giro prosegue al Mulino di Mora Bassa che conserva diversi sistemi di Bocche per la canalizzazione dell’acqua, quali la Bocca Magistrale milanese, attribuita a Leonardo, la Bocca americana, la Bocca Cavour e la Bocca a Stramazzo.

L’Ecomuseo

L'eco-museo di Mora Bassa parte da una proposta dell'Associazione irrigua Est Sesia. Il suo obiettivo è riscoprire il territorio lomellino e il complesso sistema di regimazione, misurazione e distribuzione delle acque che ha modellato nel tempo il paesaggio e l'agro-ecosistema locale.
L'eco-museo è stato inaugurato nell'estate 2001 e poggia attorno all'antico mulino situato presso la Roggia Mora e databile almeno al '400.
L'eco-museo funziona anche come centro di documentazione del sistema irriguo delle terre del riso e dispone anche di spazi per convegni.
Lungo la sponda della roggia esiste un percorso-laboratorio didattico per lo studio dei metodi di misura tradizionali delle acque.
Della preesistenza delle ruote e dell'impianto delle macine non rimane più nessuna traccia, ma si sa che le ruote erano due, posizionate in successione subito dopo le chiuse.

La scheda del
Mulino e dell' Ecomuseo

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Dettagli
Prenotazioni Escursioni

oppure telefona ai numeri 393 9517846 -

 


Leonardo da Vinci

I mulini della zona sono molto antichi e alcuni di essi sono stati citati nei manoscritti di Leonardo da Vinci. Nella storia di Vigevano si legge che proprio Leonardo, ospite di Ludovico il Moro nel castello Sforzesco alla fine del XV secolo, percorse le strade della nostra campagna, osservando e studiando i corsi d'acqua esistenti. E proprio in quegli anni inventò un nuovo tipo di ruota, con pale concave in ferro, che, girando in posizione verticale e sfruttando l'energia prodotta dall'acqua di una cascata, consentiva il funzionamento di tutte le parti del mulino mediante un complicato sistema di pulegge e cinghie.
Tra i primi mulini funzionanti in questo modo ci furono quelli che il duca Galeazzo Visconti fece costruire a Vigevano, in località Mora bassa.
Il Mulino Medioevale del XV secolo che rientra nel nostro itinerario è stato ristrutturato interamente, conservando però le parti e gli elementi originali. Le stanze hanno il pavimento in mattonelle rettangolari in cotto, le quali sono state tolte tutte per il processo di pulitura e di sabbiatura e, numerate una ad una, sono state riposizionate nella posizione originale. Il soffitto di tutte le stanze è a travatura lignea, anch’esse ripulita e passata con una particolare vernice ignifuga che ha però alterato il colore originale. Attraverso le sale interne del Mulino adibite a Museo è possibile vedere una mostra fotografica sul funzionamento delle acque e sul paesaggio agrario. Una stanza al piano superiore merita un particolare sguardo, perché conserva un certo fascino e un alone di mistero. Si tratta della stanza in cui secondo alcuni racconti tramandati Ludovico il Moro incontrava in segreto la famosa Cecilia Gallerani, la dama con l’ermellino di Leonardo da Vinci.
All’esterno si possono ammirare le due ruote ancora funzionanti e il giardino, due antiche macine, ritrovate durante i lavori di restauro e le Bocche di cui si è accennato all’inizio.


La Sforzesca

Notizie sull’economia nel XV secolo

Nel 1400 Vigevano ha una crescita economica. Dall'agricoltura si passa all'industria laniera che dà molti profitti. Vigevano da borgo agricolo diventa "quasi città".
Grazie ai duchi di Milano nel 1491, Vigevano viene trasformata in una "città dinastica" ed anche essi cercano di ottenere da Roma il vescovato vigevanese. Le iniziative degli Sforza produssero effetti positivi per l'economia e la società locale: decollo dell'economia vigevanese e lo scavo di canali e rogge che avvicinano il borgo a Pavia e Milano, rendendo possibili opere di trasformazione idraulica.
Fu Filippo Maria Visconti a dare inizio agli scavi del canale che fu ultimato da Francesco Sforza nel 1458. Corso che collegava Vigevano con Abbiategrasso al Naviglio Grande e facilitava i collegamenti con Milano; fatto questo decisivo per il trasferimento della corte Sforzesca intorno al 1480-1490.
Già Francesco Sforza aveva un progetto antico, ideato da Filippo Maria Visconti: vale a dire nelle campagne vigevanesi un'azienda agricola ben irrigata.
Numerosi interventi furono intrapresi dal figlio Galeazzo Maria Sforza circa la campagna e i lavori di architettura per la residenza ducale.
Ma Galeazzo fu assassinato nel 1476 da parte di congiurati di corte e della nobiltà milanese.
Dopo una crisi politica il governo passò nelle mani della duchessa Bona di Savoia e del giovane Gian Galeazzo, che troppo giovane per governare, lasciava spazio allo zio Ludovico Sforza detto il Moro. Infatti fu proprio lui il protagonista sia del progetto di trasformazione di Vigevano in "città Sfortiana", sia di alcuni importanti lavori di progettazione idraulica e di sistemazione agraria delle campagne tra Vigevano, Gambolò e il corso del Ticino. Infatti la necessità di inventare forme di colture intensive, meno dannose per l'assetto idrogeologico e più evolute come organizzazione economica, spinge Ludovico il Moro a mettere a punto un sistema agricolo che si fonda su nuovi presupposti.
Egli crea un sistema di sette cascine campione in cui l'innovazione è costituita dalla collocazione e dalla architettura della cascina e dallo sviluppo delle tecniche di irrigazione nonché le colture praticate come la gelsicoltura e la risicoltura. Un grande progetto che ha coinvolto non solo i sudditi, ma anche scienziati , ingegneri, architetti, agronomi, impegnati nella realizzazione del modello che la Pianura Padana adotterà dal 1499 in poi.
La bonifica delle paludi e degli acquitrini in questa zona da parte degli ordini monastici nel medioevo, ha reso poi nel Rinascimento questa zona adatta alla coltivazione del riso che ha trovato nel terreno acido e poco ferroso la sua collocazione migliore.

In mezzo a queste risaie d'acqua, troviamo la Sforzesca, una delle sette Cascine Campione volute da Ludovico il Moro.
La Sforzesca alla quale appartiene il Mulino della Scala, prima che il Comune di Vigevano la donasse a Francesco I Sforza, era proprietà comunale. Era un antichissimo villaggio il cui fortilizio centrale era circondato da capanne. I ritrovamenti archeologici in quantità considerevole apparsi alla luce in quella zona indicano chiaramente la sua antichissima origine. Il Mulino della Scala che si trova sul pendio della costa, unitamente ad altri nella valle, e il naviglio erano di proprietà comunale. Non furono dunque gli Sforza a fondare la Sforzesca, ma questa prese da essi il nome. Ludovico il Moro vi eresse l'attuale Colombarone su resti dell'antico fortilizio per le sue gite di caccia, l'abbellì e vi portò miglioramenti all'agricoltura. Di queste sue opere ha lasciato memoria Ermolao Barbaro in due lapidi, attualmente ancora visibili alla Sforzesca. Una di esse in modo assai chiaro e che non ammette dubbio né discussione, dice che quel villaggio ha cambiato nome dal primo in Sforzesca ed ha mutato faccia per le migliorie agricole e gli abbellimenti fatti dal Moro.
La cascina è una struttura architettonica a corte chiusa che deve riparare l'uomo e il bestiame. All'interno del quadrilatero c'erano le abitazioni dei contadini, locali per le messi, aie, stalle, gabbie. Alla grande corte interna si accede dai due portoni nei lati est e ovest. Quattro torrioni ai quattro angoli fanno da vedetta e da riparo.
La Sforzesca venne edificata su di una precedente costruzione nel 1486 da Guglielmo da Camino, e mantenne il suo ruolo agricolo fino al 1997, anno in cui sono iniziati i restauri. Le facciate un tempo affrescate, sono ora prive di pittura e tutt'intorno gira una decorazione a denti di sega in mattoni che si trova anche ad esempio nel Mulino di Mora Alta.


Realizzazione di canali per l’irrigazione dei campi

Nel 1494 la proprietà fu ampliata e a trasformare il territorio del Vigevanasco è dunque l'invenzione della rete irrigua, le cui acque vengono prese anche molti chilometri a nord, pur di assicurare la continuità della portata sia in inverno che in estate.
Per realizzare la rete irrigua Ludovico il Moro incarica di sovrintendere alla realizzazione delle canalizzazioni Leonardo da Vinci, che dal 1483 si trovava presso la corte ducale di Milano.

I manufatti di Leonardo

Leonardo svolge il suo compito realizzando innumerevoli sopraluoghi presso i corsi d'acqua esistenti. Il manoscritto Hammer, relativo al 1494, contiene tutte le annotazioni ed i progetti che Leonardo ha fatto circa lo studio dell'energia dell'acqua. Egli progetta manufatti idraulici che, assecondando il moto dell'acqua, riescono a contenerne gli aspetti distruttivi, che altrimenti potrebbero manifestarsi.
Leonardo da Vinci, Cod.H2, 28v: "Nessun incastro dee esser più stretto che il suo universal canale, perché fa retrosi e rompe l'argine". Con questo concetto Leonardo vuole sottolineare che è necessario un margine per il movimento dell'acqua che non deve essere compressa, ma deve potersi muovere per passare e non arrecare danno.
E' possibile visitare i manufatti idraulici leonardeschi nel territorio della Sforzesca, seguendo la provinciale per Pavia si lascia il Colombarone a sinistra e, oltrepassato il borgo, si prende la prima strada a destra in prossimità di un grosso platano. Dopo pochi metri la strada attraversa un corso d'acqua, derivato dal Naviglio Sforzesco.
In questa zona è possibile vedere il manufatto “tre incastri” che regola l’afflusso dell’acqua della roggia ai campi coltivati. (L’incastro è un manufatto composto da vari elementi: due elementi rettangolari in granito posti ai due lati del corso d’acqua con scanalatura, una paratoia che regola il flusso d’acqua, la cremagliera in ferro e una traversa in granito che scavalca il corso d’acqua per il passaggio del camparo, l’uomo che più volte al giorno regola la portata dell’acqua).
Andando oltre il manufatto “ tre incastri”, si apre agli occhi del visitatore il paesaggio tipico di questa zona: il prato ancora oggi tutto coltivato a marcita, è solcato da un fontanile che ha origine quasi nel centro. Le marcite esistono dal Medioevo quando venne escogitata questa tecnica per ottenere erba da foraggio nei mesi invernali. Sui campi veniva fatta scorrere ininterrottamente acqua a temperatura abbastanza elevata in modo che l’erba crescesse ugualmente, grazie alla presenza delle risorgive dalle quali i fontanili emettono l’acqua a una temperatura costante intorno ai 10-12 gradi.
Il nome marcita deriva dal fatto che veniva lasciata marcire l’ultima erba della stagione invernale.


La Centrale Idroelettrica

....a pochi metri di distanza due centrali idroelettriche con i segni di 100 anni di progresso:
la prima del 1904 e l’altra del 1994. Dall’ Archeologia industriale agli ultimi sistemi avanzati completamente immersi nel Parco del Ticino.
L'impianto di Vigevano è ubicato nel territorio del parco del Ticino, utilizza parte delle acque del fiume Ticino derivate da apposite prese ubicate in località S. Martino di Trecate, a valle del ponte di Boffalora a quota 108.94 m/s.l.m.
Le stesse acque sono utilizzate dal Naviglio Sforzesco. La derivazione è costituita da un primo tronco di canale a pelo libero, di più recente costruzione, della lunghezza di circa 1.730 m dalla presa di S. Martino all'immissione in Naviglio da un secondo tronco costituito dal vecchio Naviglio Sforzesco, opportunamente ampliato, della lunghezza di 11.690 m e da un ultimo tronco, costruito come il primo, all'entrata in servizio dell'impianto (1904), di circa 1.650 m.

 

ANNO DI ENTRATA IN SERVIZIO
Potenza Installata
Vecchia centrale
1904
8,218 MW
Nuova centrale
1994
23,80 GWH

 

Note storiche

L'uso a scopo idroelettrico delle acque prelevate dal Naviglio Sforzesco, nonché il vettoriamento nell'alveo del Naviglio Sforzesco di quelle provenienti dalla presa di S. Martino, è sancito in un accordo stipulato nel 1955 tra la Società Edison e gli eredi Groppallo Rocca Saporiti.
Attualmente alla Società Edison è subentrata l'Enel ed i diritti di concessione del Naviglio Sforzesco, risalenti al 1499, sono stati ceduti dagli eredi Groppallo Rocca Saporiti alla Società Est Sesia.
L’edificio della vecchia centrale è rettangolare, presenta un bellissimo soffitto a capriate, sulle pareti sono ancora visibili resti di decorazioni in azzurro e molto suggestive sono le antiche turbine nere, ancora funzionanti.
All’esterno invece l’edificio è decorato in stile neogotico.

 

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